**CORSO 1°SOCCORSO**

Documento di modifica all’art. 22 presentato dal parlamentino

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Taxi, nuove proteste al Circo Massimo
«Liberalizzazioni? Un'ingiustizia»

Dopo tre giorni di tregua e i tentativi di Bittarelli (Uritaxi) di posticipare le manifestazioni alla discussione parlamentare di martedì 17, i tassisti si riuniscono in sit-in

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L.Ghigi TAXI(Omniroma)

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CONVENZIONATO ATITAXI

Taxi drver Notizie Ospite Claudio Fagotti Atitaxi

Alessandro, tassista a Berlino


REGOLAMENTO CAPITOLINO PER LA DISCIPLINA DEGLI AUTOSERVIZI PUBBLICI NON DI LINEA.

COMUNICATO ATITAXI

Camera Commercio Certificato

Comunicato Ati leggerlo

saldo punti patente e kb

Studio InquinamentoUrbano

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TERRITORIALITA' E LEGALITA TERRITORIALITA' E LEGALITA

COSPIRAZIONE CLICCA IMMAGINE

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Alessandro, tassista a Berlino

Salve, mi chiamo Alessandro e sono un tassista italo-tedesco che lavora a Berlino. Ho 34 anni, ma posso considerarmi veterano, avendo cominciato giovanissimo alla fine degli anni ’90 a svolgere questo mestiere.

Proprio negli anni ’90 è avvenuta la liberalizzazione delle licenze. A numero chiuso le licenze in circolazione erano poco meno di 6.000 e il valore sul mercato nero era di circa 80.000 DM per unità. Già allora i tassisti sostenevano di passarsela male e chiedevano una riduzione delle licenze in esercizio. La giunta comunale di Berlino non ci stette e deliberò unaliberalizzazione selvaggia, emettendo nuove licenze a chiunque ne facesse richiesta per le sole spese di segreteria e amministrative di circa 200 €. Per i tassisti già titolari di licenza, non ci fu nessun tipo di indennizzo.

Gli auspici di questa liberalizzazione erano uguali a quelli attualmente in circolazione in Italia, maggiore concorrenza, più occupazione, tariffe più basse, servizi migliori e naturalmente ricorreva nell’immaginario collettivo, fomentato dai media, la figura del tassista disonesto che preferisce lucrare su poche, care corse e farsi uno stipendio spropositato grazie al suo monopolio. Nei mesi successivi alla liberalizzazione, si ebbe un assedio alle licenze, aumentando oltre di mille unità.Questo fece crollare gli incassi. Un diurno, lavorando 60 ore la settimana, incassava 1.700/1.800 € al mese, un notturno 2.200/2.300 €. Non bisogna essere esperti del settore, per capire che con tali incassi è difficile non rimetterci, figuriamoci guadagnarci qualcosa.

Il dogma liberalista vuole che uno che non rientra nei costi, chiude baracca e si mette a fare il muratore o il cuoco, a Berlino non è andata proprio cosi. È cominciata una lotta per la sopravvivenza, combattuta con tutte le armi, anche illegali. Clienti raggirati, tassisti che rifiutano corse brevi, evasione fiscale aumentata, le officine per restare nel mercato hanno dovuto offrire ai tassisti il servizio di manipolazione dei contachilometri, dato che questo ai tempi era l’unico strumento che il fisco usava per sorvegliare i tassisti.

I posteggi, già stracolmi prima, non riuscivano più a ricevere i nuovi taxi, si sono create dappertutto doppie file che regolarmente bloccavano strade e gli accessi alle stazioni e aeroporti, con i conseguenti interventi della polizia fioccavano le multe. I tassisti hanno anche cominciato a dare "mance" agli infermieri degli ospedali, col risultato che ormai nessun corsa lucrativa che esce da un ospedale, va ad un tassista casuale, ma solo ad uno che ha prima pagato. Lo stesso è successo con le centrali taxi, con tanti centralinisti corrotti che passavano gli corse solo ad alcuni.

Il parco macchine in generale è andato a deteriorarsi, Berlino è diventato un mercato d’importazione per i rottami messi fuori uso in città come Monaco, Stoccarda e Francoforte che hanno ancora il numero chiuso delle licenze. Prima queste macchine venivano esportate in Africa o nell’Est europeo.

Molti hanno dovuto abbandonare, specialmente i tassisti onesti e "fessi", che hanno continuato a lavorare regolarmente, mentre quelli tendenzialmente più disonesti hanno avuto la meglio e si sono imposti con metodi illegali.

Nel giro di un paio d’anni, molte licenze sono state restituite, per un periodo il numero delle licenze totali era addirittura inferiore a quello a numero chiuso, solo che ormai il danno era già stato fatto e gli incassi non sono tornati ad essere gli stessi di prima.

Durante questo periodo abbiamo perso un’importante fascia di clienti, le tariffe non sono diminuite, al contrario, sono aumentate sensibilmente, come mai prima. Mentre a numero chiuso, le tariffe tenevano il passo con l’inflazione, per tentare di compensare il crollo degli incassi dovuti alla liberalizzazione, hanno aumentato le tariffe a ritmi più che doppi rispetto l’inflazione, facendoci perdere ulteriori clienti.

Attualmente la quota fissa di partenza è di 3,20 €, i primi sette km costano 1,65 €, dal settimo in poi si paga 1,28 €, l’incasso effettivo per km occupato si aggira sui 2 €, mentre quello per km percorso 0,95-1 € per un notturno, e 1,10-120 € per un diurno. La tariffa, che io considero adeguata e forse con più lavoro potrebbe anche essere abbassata, entro giugno verrà ancora sensibilmente aumentata.

Spulciando fra le tariffe italiane, ho visto delle cifre oscene, oscenamente basse, tipo i 92 centesimi di Roma e come se non bastasse un rapporto taxi/abitanti altissimo e questo nel paese più motorizzato al mondo dopo gli USA.

Io non ho idea di come ci si possa tirare fuori uno stipendio decente a queste condizioni. Trovo assurda la campagna iniziata dai media, allo scopo non di informare fornendo numeri e fatti, ma di suscitare odio nell’opinione pubblica verso una categoria che deve fungere da capro espiatorio, per coprire i soliti noti.

Spero che terrete duro e facciate valere le vostre ragioni.  (fonte taxistory)